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Segnalato al premio Scenario, ‘Homologia’ in scena a Teramo

Al Teatro Spazio Electa mercoledì 22 marzo alle ore 19.

TERAMO - Gioca una partita importante e densa di significato il Festival RED con il suo penultimo appuntamento, portando in scena Homologia del gruppo Dispensa Barzotti (Torino) segnalato dalla Giuria del Premio Scenario 2015, al Teatro Spazio Electa di Teramo mercoledì 22 marzo alle ore 19.
Nel 2008, l’antropologo inglese Daniel Miller ha pubblicato uno studio dal titolo: “Cose che parlano di noi. Un antropologo a casa nostra”. Per quasi due anni è entrato in dodici case di una via di Londra, al fine di capire qual è il volto dell’umanità dei giorni nostri. Il risultato è in un libro che spiega come gli uomini e le donne (di quel luogo preciso della capitale inglese), si esprimono attraverso gli oggetti da loro posseduti. Dodici ritratti di altrettante persone, come quella di George dal titolo “Vuoto”. Un uomo di settantacinquenne che abita in una casa quasi vuota, priva quasi di tutto, scarna nell’arredamento, povera per essere abitata da un uomo da tutta la sua vita. Un vuoto che riflette quello interiore, esistenziale, in solitudine.
Nasce da questa indagine: “Homologia” presentato a Generazione Scenario 2015 e segnalato dalla Giuria per «La purezza e la freschezza di una formazione giovane che esprime una profonda coesione di intenti e di prospettiva, l’approdo non scontato a un linguaggio erede della tradizione, per raccontare la solitudine di un anziano in un paesaggio metropolitano osservato con una poesia e trasfigurazione onirica, attraverso uno struggente gioco sul doppio…».
Un anziano, solo, in un perenne dormiveglia che lo fa procedere per inerzia in un congegno meccanico che sembra non potersi arrestare. L’uomo si trascina nei corridoi della sua casa vuota per ritornare sempre sulla stessa poltrona.
Homologia è una visione telescopica che procede dall’uomo in direzione dell’uomo tentandone una radiografia dettagliata. Una grande illusione. Una casa dove si svelano porte di accesso a stanze piene di sorprese, specchi dimenticati e scale che conducono nell’abisso. Il volto che ci guida tra i corridoi sembra costringersi in una maschera capace di un’unica espressione: un essere inanimato in un mondo di cose animate, un essere finto, dozzinale, scadente. Oggi però non è un giorno come tutti gli altri ma l’uomo non se ne ricorda nemmeno. Un’altra immagine di se stesso sembra prendere vita e risvegliare questo corpo intorpidito. La luce irrompe, le ombre si moltiplicano, i confini tra realtà e immaginazione si fanno sempre più labili. Si può rompere questo meccanismo?

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