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Trivelle, le richieste del Wwf al governo

L'associazione: subito una moratoria e interventi normativi che aprano la strada a una effettiva decarbonizzazione

PESCARA - Certe decisioni sono un pugno nello stomaco per i 13 milioni di cittadini che si sono chiaramente espressi in occasione dell’ultimo referendum sulle perforazioni petrolifere.
Volere è potere, mai come nel caso delle concessioni petrolifere la politica deve dimostrare coerenza con gli impegni assunti in campagna elettorale e considerare la questione nel suo complesso a cominciare dalla riforma del quadro normativo.
Precedenti, anche recenti, come lo stop nel 2016 del progetto Ombrina Mare di fronte alla Costa Teatina in Abruzzo, dimostrano che quando c’è la volontà politica si può fare molto e che si può intervenire anche sul singolo caso.
Se il governo vuole davvero perseguire la via dell’uscita dai combustibili fossili indicata nel proprio programma e richiesta dall’Accordo di Parigi sul clima, deve disinnescare l’articolo 38 del cosiddetto decreto Sblocca Italia, che ha facilitato gli iter autorizzativi per le trivellazioni di idrocarburi a mare.
Il WWF chiede che il governo adotti subito un provvedimento di moratoria generalizzato come quello assunto sin da 2016 dal governo francese e tuttora vigente e intervenga con una modifica urgente di carattere normativo: una modifica coerente con una strategia di decarbonizzazione che preveda anche un piano di progressive dismissioni delle piattaforme già autorizzate e di stop a quelle nuove. Senza un piano delle aree inoltre, previsto nel 2014 poi cancellato alla fine del 2015, ci troveremo sempre a discutere di singole concessioni senza affrontare il problema sul piano strategico.
Per non parlare del 48% di impianti offshore entro le 12 miglia dalla costa, oggi fascia off limits per le nuove trivellazioni: si tratta di strutture semplicemente insostenibili che non dovrebbero neppure esistere. Senza mai dimenticare che sono ben 44 su 94 gli impianti offshore (piattaforme o teste di pozzo) autorizzati prima del 1986 e quindi mai sottoposti alla Valutazione di Impatto Ambientale (entrata in vigore proprio quell’anno). Bisogna infine – ricorda il WWF - lavorare per introdurre il divieto di utilizzo per le ricerche in mare di una pratica pericolosa come l’air gun.
“Mentre siamo tutti impegnati a difendere il mare dalla plastica con una fortissima mobilitazione anche istituzionale – osserva la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi - è un paradosso che non si riesca ad annullare il pericolo che le trivellazioni rappresentano per il mare e per la sua biodiversità. Chiediamo al governo di mettere fine a questo gioco perverso che, tra l’altro rappresenta un ulteriore pugno nello stomaco per gli oltre 13 milioni di cittadini che si sono chiaramente espressi all’ultimo referendum sulle trivelle”.

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