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Pascolo abusivo nel Pnalm, a giudizio allevatore di Cassino

Questo tipo di attività all'interno di un'area protetta crea danni alla fauna ed anche alla biodiverstà

PESCASSEROLI - Quello del pascolo nel Parco è uno dei più urgenti e scottanti problemi che l’Ente si trova a dover risolvere – lo dice con molta chiarezza il Presidente del Parco Giuseppe Rossi – per fare in modo che l’azione di tutela e conservazione della biodiversità e, in particolare, delle specie simbolo di questi territori (orso bruno marsicano e camoscio d’abruzzo) possa avere successo. Come è ormai noto, le attività di allevamento hanno subito, negli ultimi anni, una profonda trasformazione passando dal tradizionale e organizzato allevamento ovino ad un allevamento bovino ed equino brado e incontrollato. Questo comporta evidenti stravolgimenti nella gestione del territorio e soprattutto delle zone pascolive, con negative ripercussioni non soltanto per la natura ma anche per l’economia locale. Molti degli allevatori che frequentano il parco, magari stagionalmente, non si sentono legati a questi territori, alla loro storia, alle tradizioni e agli usi del posto. Di conseguenza sono poco disposti ad accettare le regole , a volte secolari, che si praticano normalmente nell’esercizio del pascolo. Diversamente da quanto avviene con la maggior parte degli allevatori locali che da sempre vivono il Parco e con i quali, pur con i problemi e le difficoltà note e a volte oggettive ( esempio danni fauna), si riesce a ben collaborare per la loro soluzione, resta molto difficile dialogare con chi considera il territorio soltanto in termini di sfruttamento temporaneo e intensivo. Lo stesso Ispettore europeo per il rinnovo del Diploma, nei suoi recenti giri e sopralluoghi ha rilevato questa situazione, sollecitando l’Ente Parco e gli altri enti territoriali a porvi rimedio. Su questa delicata questione è ovviamente necessario un impegno deciso del parco e dei comuni proprietari dei pascoli, nello stesso interesse della economia pastorale che può costituire, se ben condotta, una concreta prospettiva di sviluppo durevole, afferma il Presidente del Parco, valorizzando e commercializzando nel modo giusto le produzioni locali di qualità. Alle difficoltà della gestione complessiva dell’allevamento e dei pascoli nell’area protetta, si accompagnano purtroppo le attività abusive causate dal mancato rispetto delle leggi e dei regolamenti sia regionali che nazionali, dalla non custodia del bestiame, dal sovraccarico numerico e dal conseguente irrazionale sfruttamento dei pascoli. A questo proposito i Servizi di sorveglianza (Guardie del Parco e CTA/CFS) svolgono controlli attenti e costanti denunciando i responsabili alle autorità giudiziarie. Nei giorni scorsi, un allevatore di Cassino, D.C., è stato rinviato a giudizio e dovrà comparire, il prossimo mese di aprile, davanti al giudice del Tribunale di Sulmona per avere ” in esecuzione di un medesimo disegno criminoso “ abbandonato al pascolo una mandria di bovini creando un danno al manto erboso e disturbo alla fauna locale. Si tratta in questo caso di una mandria al pascolo nel settore laziale del Parco che ha addirittura invaso i pascoli di altri comuni e di un’altra regione. L'episodio risale al 2010 quando nella zona di “ Lago Vivo “, nel territorio di Barrea e in riserva integrale, le guardie del parco hanno accertato la presenza, in diversi periodi, di decine di bovini incustoditi, provenienti appunto dai territori del Comune di Picinisco, nel Lazio. Dopo la denuncia, e concluse le indagini preliminari, il pubblico ministero ha ora deciso per il rinvio a giudizio dell’allevatore. L’Ente Parco si costituirà parte civile.


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