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Ecco ‘Creta’, una lupa ibrida di prima generazione scoperta sui Monti della Laga

La sua storia documentata dalle videotrappole del progetto Mirco lupo. La lupa, dopo essere stata sterilizzata e tenuta in osservazione per il tempo necessario è stata rimessa in libertà

ASSERGI - L’ibridazione svelata da video e fototrappole del progetto “Mirco Lupo”, nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, dove nei giorni scorsi è stata catturata una lupa, cui è stato dato il nome “Creta” che, alle analisi genetiche dell’ISPRA, è risultata ibrida di prima generazione. E’ il primo ritrovamento del genere nell'area protetta da quando, nel 2015, grazie al progetto europeo, è iniziata la ricerca degli ibridi lupo cane. Ecco la sua storia.
Dicembre 2018: nella notte le videotrappole riprendono tre lupi, con essi è un cane di grossa taglia, un Alaskan Malamut. Si scoprirà che si tratta di un cane di proprietà, sfuggito per alcuni giorni al controllo del suo padrone (https://youtu.be/008khOSppoE).
Marzo 2019: a distanza di poco più di un anno, le telecamere nascoste consegnano le immagini di un branco di nove animali: i primi tre appaiono fenotipicamente lupi, hanno corporatura snella e andatura leggera, gli altri sei mostrano evidenti caratteri riconducibili all'Alaskan Malamut (https://youtu.be/TJkEJaQXQ9I o anche: https://youtu.be/V0981wUn-Sg).
Viene allertata la squadra di cattura del progetto con l'attuazione del protocollo operativo che porta alla cattura di “Creta”. La lupa, dopo essere stata sterilizzata e tenuta in osservazione per il tempo necessario (https://youtu.be/iiXt15e28oE) è stata rimessa in libertà (https://youtu.be/JDwyXsAym9c). Attualmente, tramite il radiocollare, i tecnici di progetto ne stanno ora seguendo gli spostamenti sul territorio.
“E’ come se il meccanismo stesso dell'ibridazione si sia svelato - spiegano i referenti scientifici di progetto - nella sua naturalità e gravità, fornendo anche precise indicazioni su ciò che si possa e debba fare per evitarla. In primo luogo occorre non sottovalutare il problema, soprattutto alla luce della grave disparità numerica esistente oggi in Italia tra i lupi (1500 - 2000) e i cani vaganti (circa 700.000)”.
I dati raccolti dal progetto “Mirco Lupo” tramite il monitoraggio radiotelemetrico indicano anche che i grandi predatori, come i cani, se trovano sul territorio disponibilità di cibo, scarti di macellazione o carcasse di animali abbandonate, tendono ad alimentarsene. Ed è proprio in queste aree che lupi e cani si incontrano e trovano occasioni di accoppiarsi. Il problema, dunque, è prevalentemente di origine antropica e solo l'uomo può risolverlo, o almeno mitigarlo, tramite buone pratiche di comportamento. E’ indispensabile, prioritariamente, combattere il randagismo ed evitare il vagantismo, migliorando la custodia dei cani da lavoro e d’affezione. Alcune di queste buone pratiche sono rivolte in particolare agli allevatori, con i quali il progetto Life Mirco Lupo collabora intensamente. Quali? Sterilizzare i cani da guardiania che non si intendano far riprodurre (certi che tale pratica non influirà in alcun modo sull'attitudine dei cani alla difesa di greggi e mandrie); smaltire correttamente i sottoprodotti di origine animale ed evitare di abbandonare scarti di lavorazione, carcasse o pelli in luoghi prossimi alle aziende e alle abitazioni. Ciò eviterà di attirare i lupi, preservandoli nel contempo dal rischio di ibridazione. Si tratta di raccomandazioni sempre valide ma particolarmente urgenti nei mesi di febbraio e marzo, periodo in cui le lupe sono in estro e le greggi non sono in alpeggio. Il problema più grave per la conservazione del lupo viene infatti dall’accoppiamento di una lupa con un cane. E’ importante rammentarlo, sforzandosi, in questo breve periodo, di tenere i cani da lavoro in stalla con gli animali, piuttosto che lasciarli liberi di vagare. “Nel lupo – sottolineano ancora i ricercatori di progetto - si concentra un interesse collettivo che coinvolge direttamente la buona funzionalità degli ecosistemi naturali. Il lupo si è evoluto nei millenni come predatore e principale regolatore della presenza dei cinghiali che costituiscono la sua prima risorsa trofica. Ne consegue che il lupo sia il più importante alleato nelle strategie di contenimento di questi ungulati. Se il lupo si ibrida con il cane, esiste il rischio concreto che possa perdere tale funzione. Inoltre, i frutti dell’ibridazione potrebbero essere più confidenti ed avere maggiore attitudine ad avvicinarsi agli allevamenti”. Da queste considerazioni si comprende come sia necessario ogni sforzo per mantenere in purezza la specie lupo.

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