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“Eremi celestiniani”:patrimonio dell’umanità

Un’iniziativa del Comune di S. Eufemia a Maiella e dell’Associazione Roccacaramanico

Il Comune di Sant’Eufemia a Maiella e L’Associazione Roccacaramanico, da sempre impegnati nel recupero e nella valorizzazione del Borgo medioevale di Roccacaramanico, hanno congiuntamente sviluppato un’idea progettuale incentrata sulla conoscenza e sulla valorizzazione del patrimonio storico, culturale e ambientale del complesso Maiella-Morrone. A questo proposito, l’iniziativa più rilevante è sicuramente l’apertura di una nuova stagione di interesse per gli “Eremi celestiniani”. Il percorso, iniziato da tempo, nel 2010 ha avuto un grande impulso con il lavoro svolto da Enzo Del Giudice e da Jean-Paul Di Gaetano, curatori di un mostra con convegno dal titolo “Il gran segreto del cielo”, che nel 2010 (7-21 agosto) ha determinato un momento di profonda conoscenza e di acquisizione di una rinnovata consapevolezza diventata sempre più matura tanto da indurre all’iniziativa su Celestino V. Pietro Angelario, detto Frà Pietro da Morrone poi, Papa Celestino V: un personaggio che vissuto nel 1200, non può essere considerato un personaggio di secondo piano, perché fu il Papa che rifiutò il compromesso con il potere temporale. Un personaggio, però, che nel territorio dell’Abruzzo e soprattutto nel complesso Maiella-Morrone ha lasciato dei profondi segni e dei grandi legami con il territorio. Immerso nei meandri di questi due complessi montani, immerso nel verde della natura ancora oggi incontaminata, Pietro da Morrone ci ha lasciato i suoi “Eremi”. Luoghi della meditazione e testimonianza di una religiosità distante dal potere temporale della Chiesa. Clementi A., nel 1994, nella sua relazione al Convegno storico internazionale dal titolo“Celestino V tra storia e mito” ebbe a dire: “Un papa angelico che viene dalle scabre (e sacre) montagne e che non fu coinvolto nelle miserie del mondo, ovvero una metanoia che perdona il passato e prepara l’avvenire. E’ questa la prospettiva giovanneo-gioachimita e quindi celestiniana che, a ben vedere, vive come aspirazione di ogni giusto, credente o non credente che sia”. S. Spitiro a Maiella, S. Bartolomeo in Legio, S. Giovanni all’Orfento, S. Onofrio e poi altri eremi sparsi nelle valli della Maiella e del Morrone, con importanti elementi anche nel versante sulmonese: questi sono stati i luoghi della meditazione di Celestino e dei suoi seguaci. L’Associazione “Roccacaramanico” e il Comune di S. Eufemia a Maiella sono ora impegnati a sollecitare e a coinvolgere Enti e Istituzioni nella procedura per la richiesta di riconoscimento da parte dell’UNESCO degli “Eremi Celestiniani” quale “Patrimonio dell’Umanità”. Edoardo Micati nel 1990 in “Eremi e luoghi rupestri della Maiella e del Morrone” ha scritto che … “…fin dai tempi antichissimi culti e rituali di religiosità popolare, santuari rupestri, pievi, grotte animate da monaci itineranti, eremiti e fedeli hanno espresso ed esprimono il sacro legame dell’uomo con la natura ed hanno documentato e documentano che l’Abruzzo è terra di monachesimo, di eremi e di abbazie montane”. E Daniela Bianco nella sua pubblicazione “Sui passi di Celestino V”, ha scritto: “Qui pregò Celestino V insieme a tanti altri monaci che vissero, videro e percepirono il disegno del Creatore nella pace e nella maestosità della natura montana abruzzese. Qui, dove il vento sembra il respiro del mondo, anche noi uomini del duemila possiamo fare la pace con il creato (…) La Maiella, dunque, con il suo Parco è una preziosa risorsa ambientale, che custodisce valori umani, spirituali ed artistici di grande prestigio e sacralità, proprio per le reliquie di un mondo che non c’è più”. Ora è giunto il momento di valorizzare un patrimonio che appartiene a tutto l’Abruzzo: gli Eremi Celestiniani, di grande importanza, fascino e suggestione sia sotto l’aspetto religioso che storico-culturale ed ambientale. Si tratta di un progetto che deve coinvolgere tutte le realtà abruzzesi interessate ad uno sviluppo sostenibile della nostra regione e alla salvaguardia del patrimonio storico-culturale identitario del nostro territorio.


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