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IL DESTINO DEI DEBOLI AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Il professor Giandomenico Palka, genetista ed ordinario di Genetica Medica dell’Università G. d’Annunzio Chieti-Pescara, riflette sulle conseguenze sociali del COVID19

PESCARA - La restrizione imposta dalla presente pandemia da Coronavirus, ci dà l’opportunità di riflettere, leggere e scrivere.
Come ho detto in un mio precedente articolo, la funzione dei virus sul nostro Pianeta non è molto chiara. Si ritiene che abbiano avuto un ruolo rilevante nella storia evolutiva dell’uomo poiché il nostro Genoma per il 20-30% è costituito da materiale genetico virale.
La caratteristica principale dei virus è l’incapacità a replicarsi autonomamente e per questo infettano le cellule, garantendosi così la sopravvivenza ma provocando quasi sempre la morte dell’organismo colpito. Le infezioni virali, come quella da Coronavirus, sono anche favorite dalla densità della popolazione : quanto più essa è numerosa , tanto più è facilitata l’insorgenza dell’infezione e la sua espansione. La misura più efficace per contenere l’espansione è quella dell’isolamento. Terapie capaci di contrastarne l’avanzata non ci sono, a parte i vaccini ma al momento quello per il Coronavirus non è disponibile. In questa competizione, come quasi sempre la storia ci insegna, è il più debole e cioè l’anziano, il malato, l’handicappato, che viene colpito e paga molto spesso l’aggressione con la morte. Volontariamente oppure no, potremmo dire che il virus è un controllore naturale della densità di popolazione che, se eccessiva, potrebbe causare danni maggiori di quelli di una pandemia.
La selezione naturale o programmata fa parte della storia di questo Pianeta. Quando l’Homo Sapiens mise piede sulla terra, circa 60 mila anni fa, era un cacciatore e pertanto per procacciarsi il cibo era costretto a muoversi continuamente con tutti gli altri componenti il gruppo. È facile intuire che i più deboli e cioè vecchi, bambini, donne gravide, handicappati, con difficoltà potevano assolvere a questa funzione, spesso rimanevano dietro e morivano. Questa selezione si determinava involontariamente, altre invece sono state programmate dall’uomo. La rupe Tarpea dei troiani e romani, dice la storia, era il luogo dove venivano gettati gli handicappati e i traditori non degni di vivere; il riso sardonico, termine ancor oggi usato nel nostro lessico, deriva da una sorta di sorriso che mostravano gli anziani mandati al patibolo dai Fenici, perché non più utili; Hitler e la sua corte deliberatamente trucidarono ebrei, handicappati, zingari, omosessuali perché non veniva loro riconosciuta la dignità umana. Anche gli stermini delle pandemie sarebbero programmati ma in questo caso dalla natura. Forse i neodarwinisti, favorevoli all’evoluzione e che considerano gli esseri umani macchine da sopravvivenza, capaci solo di trasmettere i geni, potrebbero giustificare l’intervento della natura; i credenti invece no. La natura è creatura di Dio, che è somma bontà e vuole quindi il bene di tutti indistintamente. Allora come possiamo giustificarle? Io credo che, come diceva Plinio il Vecchio, “ plurima mala homini ex homine”. Il popolo di Mosè, portato fuori dall’Egitto e liberato dalla schiavitù, non indugiò ad allontanarsi da Dio e a crearsi nuovi idoli. Io credo che questa società globalizzata, opulenta, egoista, troppo tecnicizzata, che è stata capace di uscire fuori dai confini del Pianeta, che rifiuta la morte, ma che è incapace di risolvere i problemi della fame, delle disuguaglianze, della libertà che affliggono i popoli della Terra, stia facendo quello che fece il popolo di Mosè e cioè che può fare a meno di Dio. Questo uomo non si fa capace di quanto gli sta accadendo, rifiuta di mostrare la sua fragilità di fronte a questo nemico invisibile, che gli sta facendo molto male. Speriamo che questa tragedia alla fine lo faccia riflettere e gli faccia ritrovare il senso di quei valori che sembra non esistano più quali l’umiltà, la solidarietà e il diritto di tutti gli uomini ad una vita più dignitosa.

Giandomenico Palka
Prof. Ordinario di Genetica Medica
Università G. d’Annunzio Chieti-Pescara

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