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LA VIA VERDE DELLA COSTA DEI TRABOCCHI TRASFORMATA IN PARCHEGGIO

Le associazioni: ''Uno schiaffo al progetto della ciclabile costiera e un autogol per tutto l’Abruzzo''

CHIETI - Le immagini dei giorni scorsi con le auto parcheggiate lungo quella che dovrebbe essere una pista ciclabile costiera hanno giustamente alimentato reazioni e proteste. Facendo tornare indietro le lancette del tempo di diversi anni.
Era domenica 7 luglio 2014 quando parecchi ciclisti, in avanscoperta sull’ex tracciato della ferrovia lungo la costa teatina e lungo poco agevoli tracciati bianchi fino a Punta Aderci, si ritrovarono immersi in un lungo chilometrico parcheggio auto lì dove non c’erano divieti di sorta e dove si andava finché il fondo stradale lo consentiva (i SUV più avanti di tutti).
Poi è arrivato il progetto della “Via verde della Costa dei Trabocchi”, con i finanziamenti, i bandi, gli incarichi, le attività promozionali, tuttora in corso. In pochi anni si sarebbe dovuto portare a casa una opportunità turistico-economico-sociale-ambientale unica, tanto che sono cominciate ad arrivare molto prima del tempo telefonate, prenotazioni, visite guidate, addirittura tour organizzati. Già presente sui cataloghi turistici, la “Via Verde della Costa dei Trabocchi” brucia tutte le tappe ed è già meta di una diffusa frequentazione, a piedi, in bici, con i pattini a cavallo. Solo che il tracciato, nella sua interezza, non c’è ancora, né si sa quando sarà reso disponibile per la pubblica, completa e ufficiale fruizione. È ancora un cantiere, ma si vende già bene.
La parte nord della Via verde risulta interrotta da gallerie, una crediamo ancora da espugnare, al centro incombe l’erosione e a sud manca ancora un pezzo del tracciato. Manca anche il collegamento tra Francavilla e Ortona. L’arredo funzionale, nonché il futuro assetto gestionale ancora ci sfuggono.
Ed ora, cosa accade? Che in questa situazione di incertezza ci raggiungono le immagini di auto parcheggiate lungo la pista, ovvero l’uso meno virtuoso che si possa fare del territorio. E proprio nella giornata della Festa della Repubblica.
“Siamo su Bike to Coast, o meglio sulla futura Ciclovia Adriatica” afferma Giancarlo Odoardi, nuovo coordinatore interregionale FIAB, “una delle grandi dorsali di attraversamento della Penisola inserita nel Sistema Nazionale di Ciclovie Turistiche, che come FIAB stiamo cercando di mettere a catalogo di Eurovelo, la rete europea. Lo scorso anno, quando questo tracciato è stato, a pezzi, già inaugurato dagli utenti, questi venivano diffidati dal frequentarlo per il fatto era ancora un cantiere. La scena della “profanazione” automobilistica di inizio estate ci preoccupa profondamente. Si tratta di un abuso che va interrotto sul nascere attraverso un controllo e un monitoraggio stretto. In questi territori l’auto va considerata come un virus che, come accaduto per quello vero, non va fatto entrare e non va fatto diffondere”.
Aggiunge Filomena Ricci, delegato WWF Abruzzo: “Le operazioni di marketing territoriale per essere vincenti si devono basare su progetti concreti e seri. Non si può promuovere una proposta come quella della ciclabile costiera abruzzese e far passare anni senza concluderlo. A suo tempo sollevammo molteplici perplessità su alcuni aspetti tecnici di realizzazione, sull’utilizzo dell’asfalto e soprattutto sulla scelta di modificare una parte del tracciato: evidenziammo come ciò avrebbe determinato ritardi nella realizzazione e problemi di gestione a causa dei fenomeni erosivi in atto. Ma vanificare l’idea stessa di una pista ciclabile consentendo di utilizzarla come un parcheggio è veramente un pessimo biglietto da visita per questo territorio. Questo tratto di costa attende da decenni l’istituzione del Parco nazionale della costa teatina che sicuramente avrebbe determinato una progettazione e una esecuzione dei lavori molto più in linea con i valori dei luoghi. Inoltre il Parco sarebbe fondamentale per la gestione della Via verde una volta completata, inserendola in un progetto più ampio di conservazione e promozione turistica legato alle grandi aree naturali protette del nostro Paese, capace di attrarre opportuni finanziamenti per garantirne la manutenzione”.

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