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A PROPOSITO DELLA PILLOLA RU486 ABORTIVA

Il punto di vita del prof. Giandomenico Palka

PESCARA - Durante questa estate si è riaccesa la polemica sull’aborto per l’uso della pillola abortiva Ru486 che, secondo i Dem e i Leu, può essere usata fino a 9 settimane di gravidanza e per di più a domicilio. Noi medici cattolici ci siamo opposti all’uso domiciliare di questo farmaco perché può essere pericoloso per la donna. La Ru486 agisce bloccando il legame del progesterone con il suo recettore, impedendo così l’innescarsi degli eventi che favoriscono l’annidamento dell’uovo fecondato e quindi la gravidanza. Il metodo farmacologico è oggi preferito alle altre tecniche abortive. Tuttavia è bene ricordare che l’uso della Ru486 non è privo di rischi perché possono verificarsi infezioni, emorragie, diarree, nausea, dolori addominali e, come segnalato in USA, anche la morte della donna, tanto che 20 senatori americani ne hanno richiesto il ritiro. Per questo è stato correttamente suggerito il ricovero della gravida per 3 giorni, in accordo anche alla legge 194, sull’interruzione di gravidanza, che proibisce l’aborto a domicilio. Il ricovero ospedaliero dà maggiori garanzie di sicurezza alla donna, anche se comporta spese aggiuntive per il sistema sanitario. I Dem, i Leu, che sono per “il fai da te a domicilio”, si sono scatenati, accusandoci di voler tornare al Medioevo, di voler abolire la legge 194, dichiarata una conquista della donna e una legge di civiltà.
Osservo intanto che Il Medioevo, a torto e per ignoranza, si ritiene periodo di oscurantismo, mentre è tempo di grande splendore. A Zingaretti e agli altri sostenitori dell’aborto ricordo che l’interruzione di gravidanza è soppressione di una vita umana, a meno che non pensino ancora che il feto sia un ammasso di cellule, perché questa convinzione è ignoranza colpevole. La 194 è una legge votata dal popolo italiano e nessuno vuole abolirla. Ma su questa tematica, tanto delicata, credo si debba fare corretta informazione, che invece non è stata e non viene fatta nei circoli sociali e culturali, nelle parrocchie e nelle scuole, dove invece si vuole inculcare la teoria Gender. In sintonia alla 194 bisogna insegnare ai giovani che la pratica dell’aborto è un’esperienza drammatica per la donna, un intervento che produce una profonda ferita nella psiche della persona, perché è soppressione di una vita e, diciamolo senza reticenze, un omicidio tanto più grave perché perpetrato nei confronti di un essere umano debole, che non può difendersi. E stupisce l’espressione di Zingaretti quando sostiene che “non si rispetta la vita se non si rispetta la donna”. Ritengo che la donna, più di ogni altra persona, debba avere rispetto della vita umana e se vuole evitare una gravidanza indesiderata, deve prendere tutte le precauzioni possibili, e sono tante ed efficaci. Il tema dell’educazione purtroppo a tutti i livelli rimane sempre sulla carta. Sono tante le dichiarazioni di buoni propositi, ma rimangono nel cassetto. Per quel padre, uscito dal mare con il corpicino in braccio del figlio morto, il mondo si è indignato, abbiamo pianto e gridato vergogna contro i governatori europei. E chi piange per tutti i bimbi abortiti, che non si vedono? Il rispetto della vita è sancito dalla Costituzione e la 194 è stata votata dal popolo italiano con l’intento di evitare la piaga degli aborti clandestini, come riaffermò prima di morire Pannella. Questo Governo, che si definisce progressista e riformista, quali misure adotta per educare alla vita, al rispetto, alla solidarietà dei più deboli? Chiudo con una esperienza fatta in un liceo di Pescara, dove ho tenuto un ciclo di lezioni di Genetica tra cui una sulla fecondazione umana. Ho fatto vedere le tappe di sviluppo di un essere umano dal suo concepimento fino a 16 settimane di gravidanza. Grande stupore osservai negli studenti nell’apprendere che il feto acquisisce la forma umana tra la 5a e la 6a settimana di gravidanza. Lo stupore fu ancora maggiore quando proposi le foto relative alla 12ma e 16ma settimana di gestazione. Alla mia domanda a quale periodo di gravidanza si potevano riferire quelle ecografie, risposero: “A fine gestazione”. Quando dissi loro che quelle foto erano della 12 e 16 settimane di gravidanza, ci fu un sussulto. Mi riecheggiano ancora le parole di due studentesse che, sottovoce dissero tra loro: “Ma come la legge italiana consente l’aborto di questi bambini? “
Prof. Giandomenico Palka
già prof. Ordinario di Genetica Medica Università G D’Annunzio Chieti-Pescara
Presidente sezione AMCI di Pescara

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