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NIDI DI RONDINE NEL PARCO NATURALISTICO DELL’AMBIENTE DELLA SABBIA E DELLE DUNE

La coppia di Hirundo rustica ha scelto per fortuna un sito in cui non sarà disturbata. Il WWF ricorda che questi uccelli sono protetti dalla legge. E anche i loro nidi

PESCARA - Tornano puntualmente in primavera e la loro presenza è simbolo di rinascita e di speranza, soprattutto in questi mesi difficili in cui la pandemia ha aggravato una situazione già resa critica dai cambiamenti climatici in atto. Parliamo ovviamente delle rondini. Tre le specie che più frequentemente si possono ammirare nei nostri cieli: la rondine propriamente detta, Hirundo rustica, lunga una quindicina di centimetri, riconoscibile da fronte e gola di colore arancione scuro, quasi rossastro; il rondone, Apus apus, più grande e completamente nero tranne una macchia bianca sulla gola; il balestruccio, Delichon urbicum, il più piccolo del gruppo, con gola e ventre bianchi. Queste ultime due specie sono “cittadine”, la rondine si osserva più facilmente nei campi.
Le loro abitudini migratorie sono da sempre note: arrivano da noi in primavera, qui nidificano e si riproducono per poi radunarsi all’inizio dell’autunno e volare insieme verso regioni più calde, a cominciare dall’Africa. Un ciclo che si ripete da secoli ma che negli ultimi decenni si è drammaticamente ridotto: le rondini sono in difficoltà, messe in pericolo dai cambiamenti climatici, e, poiché si nutrono infatti pressoché esclusivamente di insetti, anche dall’uso di pesticidi in agricoltura e dalle periodiche campagne di disinfestazione contro gli insetti che noi definiamo “molesti” condotte in moltissime aree urbane. Non solo: c’è, tra noi umani, chi ne distrugge i nidi semplicemente perché “sporcano”. Un’azione sconsiderata e tra l’altro vietata: le rondini, i loro nidi, le uova e i nidiacei sono infatti protetti dalla legge n. 157/92 e dall’articolo 635 del codice penale, che ne vieta l’uccisione e la distruzione. Persino i lavori di ristrutturazione degli edifici che ospitano preziosi nidi di rondine vanno dunque programmati in modo da non interferire con la stagione riproduttiva. Stiamo parlando infatti di uccelli insettivori minacciati a livello continentale e di enorme importanza per l’ecosistema, in quanto si cibano di zanzare, mosche e altri insetti: una coppia può consumarne da 6.000 a 20.000 in una sola stagione riproduttiva!
Le rondini propriamente dette, ricordavamo, frequentano soprattutto ambienti campestri/fattorie. Ma con diverse eccezioni: alcuni individui di Hirundo rustica sono stati notati e fotografati dal WWF già dal 2016 anche a Pescara, nel “Parco naturalistico dell’ambiente della sabbia e delle dune”, la cosiddetta spiaggia della Madonnina, e qui, lo sappiamo grazie alla segnalazione di un cittadino, in questi giorni stanno anche costruendo un nido. Fortunatamente hanno scelto la costruzione gestita dalla Società Nazionale Salvamento sulla banchina nord del porto, dove nessuno dovrebbe disturbarle. Per evitare ogni possibile problema igienico basta infatti collocare una piccola asse sotto il nido. A compenso dei minimi disagi ci saranno presto i nidiacei e la soddisfazione di aver dato una mano a una specie preziosa e purtroppo attualmente in grandissima difficoltà.

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