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CENT’ANNI DI ROSETITUDINE VINCENZO DI BONAVENTURA E IL PRIMO SECOLO DI BASKET A ROSETO

Nel libro appena uscito, l’artista rosetano rende omaggio all’orgoglio di una città parlando del bene più prezioso: la vita.

ROSETO DEGLI ABRUZZI - Il basket è il più importante patrimonio culturale della comunità di Roseto degli Abruzzi, dove si gioca dal 1921, quando il luogo si chiamava ancora Rosburgo (1887-1927) ed era frazione di Montepagano. La città era stata fondata ancor prima, nel 1860, con il nome “Le Quote” (1860-1887).
A Roseto la pallacanestro è sempre stata più di uno sport, riuscendo a creare il torneo estivo di basket più antico d’Europa e forse del mondo per longevità (il Trofeo Lido delle Rose, fondato nel 1945, un anno prima della nascita della NBA) e portando una città di 25mila abitanti in Serie A nel 2000 e nelle coppe europee (Uleb Cup) nella stagione 2002/2003.
In occasione del primo secolo di pallacanestro rosetana, nel 2021, l’attore e regista Vincenzo Di Bonaventura ha scritto “Cent’anni di Rosetitudine”, un progetto nato come monologo teatrale per celebrare i primi 100 anni di basket nel Lido delle Rose e diventato, giorno dopo giorno, qualcosa di più complesso e ancor più emozionante.
In 13 capitoli, l’autore prende per mano il lettore e – rivivendo la propria esistenza dedicata al teatro e alla pallacanestro – rende omaggio all’orgoglio di una città parlando del bene più prezioso: la vita.
Si parte da Roseto degli Abruzzi e dalla storica Arena 4 Palme, per andare poi della splendida Venezia e concludere il viaggio a San Benedetto del Tronto, parlando di luoghi di culto del basket e campetti di periferia, campioni di livello internazionale e appassionati in grado di trovare il segreto del LEM e cioè della felicità attraverso la pallacanestro. Un racconto che è intreccio di passioni, vita vissuta e sogni a volte inseguiti e realizzati, altre perduti in notti piene di neve.
Il libro è un omaggio alla pallacanestro e a Roseto degli Abruzzi, attraverso la poesia di un uomo di teatro e di basket che così riassume: «Ah il teatro, il mestiere supremo. Adorato da bambino. Come il basket. Non sapevo quanto l’uno avrebbe influenzato l’altro. Me lo ridico a volte. Il teatro l’ho studiato tutto e da subito. Il basket l’ho praticato tardi e da autodidatta. In fondo non ci vedo differenze. Entrambi hanno bisogno di una micidiale preparazione».
L’autore, come si legge nell’introduzione di Giampiero Porzio, è stato il “Cantore della Rosetitudine” perché ha saputo trovare in un terzo tempo un gesto di omerica bellezza, raccontando una comunità che aveva l’umiltà nel riconoscere la dimensione di piccola città e la spavalderia del non temere nessun avversario. Il volume – stampato in 500 copie, con la prefazione di Luca Maggitti e l’introduzione di Giampiero Porzio – è in vendita alla libreria “La Cura” di Roseto degli Abruzzi e si può richiedere scrivendo a luca@roseto.com

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