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NASCE IL COMITATO 'NO STRADA PAROMANICA, SI' SVILUPPO SOSTENIBILE'

Irricevibile la proposta di una nuova strada tra il casello dell’A24 e Prati di Tivo. Le associazioni chiedono un confronto sullo sviluppo sostenibile delle aree interne

TERAMO - Questa mattina presso la sede del Club Alpino Italiano in via Cona n. 180 a Teramo si è svolta una conferenza stampa durante la quale è stato presentato il Comitato “No Strada Panoramica, Sì Sviluppo Sostenibile” promosso da Comitato Locale Sant’Andrea Verde, CAI, Italia Nostra, Mountain Wilderness e WWF.
Il Comitato nasce dalla volontà di contrastare la proposta dell’Amministrazione Provinciale di un collegamento stradale tra l’Autostrada A24 e la stazione sciistica dei Prati di Tivo sul versante teramano del Gran Sasso: l’ennesima proposta di infrastrutturazione pesante della montagna teramana a scapito dell’integrità del territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e senza nessuna nuova proposta di vero rilancio turistico e promozionale delle aree interne.
Con la rappresentanza territoriale delle associazioni ambientaliste CAI, Italia Nostra, Mountain Wilderness e WWF e della popolazione locale del Comitato Sant’Andrea Verde nasce così un Comitato che si prefigge l’obiettivo di contribuire a far rinascere il territorio che va dal Montagnone al fiume Vomano, un comprensorio montuoso bellissimo, ma politicamente abbandonato.
Il Comitato “No Strada Panoramica, Sì Sviluppo Sostenibile” è aperto all’adesione di associazioni e singoli cittadini che vogliono effettivamente impegnarsi per un reale rilancio delle aree interne nel rispetto della valenza naturalistica e tradizionale di questi luoghi.
L’ipotesi di tracciato stradale fin qui circolata viene eufemisticamente chiamata “Strada Panoramica del Gran Sasso” e sarà ora oggetto di un bando per la progettazione che costerà centinaia di migliaia di euro: ingenti fondi pubblici per progettare una strada che dovrebbe attraversare territori oggi integri dove al più sono presenti vecchi sentieri ben diversi da una strada provinciale destinata al traffico automobilistico.
Il Comitato si oppone ad un progetto che porterà asfalto, terrapieni, sbancamenti e gallerie in zone oggi naturali, stravolgendo il patrimonio culturale, naturale e storico ed eliminando le possibilità di sviluppare economicamente e socialmente in modo sostenibile questo territorio che al contrario, se giustamente valorizzato, potrebbe avere una grande vocazione turistica.
La proposta del collegamento stradale con l’A24 è basata su una premessa vecchia, provata erronea, che l’asfalto e la viabilità “automaticamente” portano economia. La viabilità, senza la possibilità di attività produttive a monte, non è un motore, ma un freno allo sviluppo economico dei piccoli paesi, perché spinge alla centralizzazione dei servizi in centri più grandi, causando lo spopolamento di quelli più piccoli. È stato proprio questo ragionamento la scusa con cui negli ultimi 50 anni sono stati portati via servizi pubblici, scuole, centri sportivi e servizi medici per cui molti abitanti, ma anche aziende e negozi, hanno abbandonato, spesso necessariamente, questi territori.
Ed è questo il punto critico: investire somme pazzesche in una strada che comprometterebbe la caratteristica di questo territorio, la sua vocazione naturale e culturale, che potrebbe essere l’unico punto di forza e motore di sviluppo economico sostenibile, finirebbe per creare solo danni ambientali, sociali e economici e un’ulteriore fuga di persone dai centri montani.
Inoltre appare francamente incredibile che un’opera del genere possa mai essere autorizzata. Tutto il tracciato attraversa aree naturali, ma l’ultimo tratto dovrà necessariamente entrare in uno dei territori più protetti d’Europa essendo ricompreso nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, ma anche in Zone di Protezione Speciale e Zona Speciale di Conservazione tutelate dall’Unione Europea, su proposta della Regione Abruzzo e dello Stato Italiano, nell’ambito della Rete Natura2000.
Il Comitato ha anche un’alternativa alla proposta della Provincia e chiede di aprire finalmente un confronto pubblico sul futuro delle nostre montagne.
Per farlo propone un programma di progetti dal nome “Montagnone, la montagna che unisce” che si basa su interventi di recupero di vecchi sentieri da adattare a rete escursionistica ciclopedonale che costituirà l’ossatura su cui mettere a punto un’offerta turistica di livello nazionale.
Si tratta di investire somme molto più piccole rispetto a quanto richiesto da una nuova strada per creare una vera e propria operazione di marketing territoriale che caratterizzi questo comprensorio con un’offerta “spendibile” sul mercato turistico nazionale e internazionale. Un programma di sviluppo economico e culturale sostenibile che trasformi questo territorio in un’unica meta turistica costituita da tutti i paesi piccoli del comprensorio: Forca di Valle, Varano, Cerchiara, Fano a Corno, Casale San Nicola, Ornano, Tossicia, Tozzanella, Flamignano, Aquilano, Azzinano, Cusciano, Cerqueto e Pietracamela con i Prati di Tivo, ognuno con le sue particolarità ed eccellenze, potranno essere parte di questa offerta di un turismo più stabile, destagionalizzato e duraturo.
Il programma consiste di una serie di progetti di manutenzione, creazione e valorizzazione di percorsi turistici e escursionistici esistenti e nuovi, progetti di recupero e valorizzazione di punti d’interesse culturali, storici e naturali, progetti di eventi e uscite inclusivi per partecipanti di tutti livelli fisici e campagne di informazione e pubblicizzazione, digitale e cartacea, delle bellezze della zona, proposte di educazione ambientale e di volontariato e aggregazione giovanile teso a rivitalizzare i centri ormai quasi abbandonati.
Ai tanti fallimenti degli ultimi decenni, caratterizzati da investimenti milionari di fondi pubblici su una stazione sciistica che neppure si riesce a tenere aperta, si vuole contrapporre una serie di interventi legati da un’unica logica, tutti finalizzati a produrre effetti concreti di miglioramento del tessuto sociale e a creare nuove opportunità economiche basate su un utilizzo responsabile del territorio e del patrimonio esistente. Il Programma “Montagnone, la montagna che unisce” punta a diventare un vero motore di start-up di persone e aziende che possano esplorare, scoprire, costruire insieme, ma anche mettere a frutto in modo responsabile e sostenibile le opportunità che questo territorio sottovalutato offre, utilizzando nuovi concetti e teoremi, invece di fidarsi degli stessi vecchi schemi che hanno portato sempre di più alla situazione attuale.
La speranza delle realtà locali e associative è che questa voglia di confronto venga colta dalle forze sociali, imprenditoriali e politiche del territorio con uno spirito nuovo, capace di guardare avanti e non a modelli di sviluppo da Anni ’70 del secolo scorso: come diceva Albert Einstein “Non si può risolvere un problema con lo stesso schema mentale con cui si è creato il problema”.

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