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HUB VACCINALE CITTÀ SANT’ANGELO: UNA SERA DI ORDINARIA FOLLIA

Enzo Patricelli racconta l'esperienza vissuta per ricevere la seconda dose di vaccino senza prenotazione

PESCARA - Ecco il racconto di Enzo Patricelli che vuole anticipare la data della seconda dose: "Mercoledì 5 gennaio, ore 18, io e mia moglie ci rechiamo presso l’hub vaccinale di Città Sant’Angelo perché - ci è stato detto da amici – pare sia possibile vaccinarsi a fine giornata senza prenotazione se avanzano dosi di vaccino. Entrambi siamo stati malati di Covid a febbraio 2021, abbiamo fatto la prima dose di vaccino a luglio e abbiamo aspettato i 5 mesi canonici per poter prenotare la seconda dose non appena possibile. Solo che già prima di Natale la prima data utile per vaccinarsi era l’otto febbraio. Abbiamo prenotato, ma vogliamo vedere se è possibile vaccinarsi prima, temiamo di riprenderci il Covid. Mia moglie soffre di una malattia polmonare cronica ed è una lavoratrice della scuola, senza vaccino non può lavorare e non è colpa nostra se non sono stati predisposti più hub vaccinali; ci è stato consigliato di andare e farlo presente; sicuramente – ci hanno detto - ci avrebbero fatto passare avanti, ma non ce la siamo sentita. Siamo cittadini e per noi le regole contano più di ogni altra cosa. Abbiamo quindi deciso di farci la nostra fila e vaccinarci solo se avanzano dosi a fine giornata. Appena arrivati l’esordio è subito spiacevole: c’è una piccola fila di prenotati, una massa di gente (50-60 persone) sparse tutto intorno e una sola persona con una divisa blu della protezione civile. Ci avviciniamo e chiediamo se è vero che, a fine giornata, se avanzano dosi ci si può vaccinare e lui, in modo sgarbato, ci risponde che dobbiamo liberare il corridoio centrale per i prenotati e farci da parte. Ma noi non siamo nel corridoio centrale e quindi non stiamo dando intralcio. Gli chiediamo dove possiamo fare una fila ordinata per i non prenotati e ci risponde di metterci dove ci pare. Ci mettiamo di lato, dove ci sono già altre persone che aspettano. Nel frattempo, però, vediamo che subito vicino al corridoio dei prenotati c’è un capannello di persone che iniziano ad assembrarsi. Aspettiamo pazienti, d’altronde non abbiamo prenotazione ed è giusto sia così. Per i prenotati c’è un percorso obbligato e le persone in fila sono poche. Ci sono delle altre porte, dalle quali escono le persone dopo la vaccinazione, mentre i vaccinati dovrebbero fare il percorso obbligato. Notiamo subito che ogni tanto esce qualcuno, o della protezione civile oppure dell’organizzazione (molti sono sprovvisti di segni di riconoscimento di qualunque tipo), e chiama con fare circospetto persone che aspettano fuori e le fanno passare di lì anziché dal percorso dei prenotati e qualche dubbio ci viene. Man mano che si avvicina l’ora di chiusura, le 19, la gente si accalca intorno all’ingresso fino al crearsi di un vero a proprio assembramento di una quarantina di persone che sono a zero centimetri l’una dall’altra, una fonte sicura di contagio con la variante omicron. Faccio presente all’operatore della protezione civile che è rischioso e che si sta creando una situazione di pericolo sanitario, la risposta è, testuale: “Non me ne frega niente!”. Noi continuiamo a stare distanziati perché di riprendere il Covid non abbiamo nessuna intenzione. Dietro di noi sono in attesa 4 persone, marito, moglie e due figli. Scambiamo due chiacchiere e ci dicono di doversi vaccinare tutti e quattro e di essere senza prenotazione come noi. Arriviamo a poco dopo le 19, l’assembramento è arrivato a oltre 50 persone ma nessuno fa niente, tanto meno la protezione civile. Esce quello che io ormai chiamo “lo sgarbato” e annuncia che ci sono dieci dosi e invita a entrare i primi dieci. Solo che, non essendosi fatta una fila per i non prenotati, non si sa chi siano i primi dieci. Dal capannello di “assembrati” iniziano a spingere per entrare e io faccio presente allo “sgarbato” che non essendosi fatta una fila è impossibile capire chi siano “i primi dieci” e che per questo avevo prima consigliato di creare una fila. La risposta è sorprendente, dice che lui parla una sola lingua, l’italiano, e che ha detto che ci sono dieci dosi. A quel punto reagisco e gli spiego che sono un cittadino e che non può insultarmi e offendermi insinuando che non conosco l’italiano. Chiedo che venga un responsabile della protezione civile e faccio presente che continua ad esserci un rischio sanitario perché l pericolo sanitario che creano più di 50 persone una sull’altra, senza distanziamento, non può essere trascurato. Esce a quel punto un’altra persona, senza alcun segno di riconoscimento, vestito in abiti borghesi mentre lo “sgarbato” entra all’interno dell’hub e non uscirà più. Il “borghese” cerca di spiegarci che hanno poche dosi. Intanto i quattro che erano dietro di noi, capita la mala parata, si avvicinano a quello che sembra essere il responsabile e dicono che l’uomo ha subito di recente un intervento chirurgico e che avrebbe bisogno di vaccinarsi. Lo fanno entrare, e figuriamoci chi può protestare di fronte ad una situazione di quel genere. Però con lui entrano anche la moglie e i due figli. Ne usciranno vaccinati, tutti, una mezz’ora più tardi. Nel frattempo io chiamo una prima volta il 112, spiegando che c’è una situazione di rischio sanitario in corso e che forse è il caso che mandino qualcuno, ma l’operatore telefonico mi dice che sarà difficile perché non hanno macchine disponibili. Intanto continua “la trattativa” e continuano anche le persone che vengono chiamate di straforo e passano dagli ingressi laterali. Lo faccio notare al tizio, che non so nemmeno se sia un responsabile o meno, come gli faccio presente che la situazione si è creata perché non è stata gestita la fila dei non prenotati e che adesso comunque c’è un rischio sanitario e aggiungo che non è giusto far passare quelli che si sono assembrati mentre la ventina-trentina di persone che hanno fatto la fila, di lato e distanziati, siano tenuti fuori. Intanto dall’interno dell’hub si affacciano sempre più persone per capire o vedere di fare qualcosa, ma sono tutti irremovibili nel rispondere che quanto succede fuori non è di loro competenza (nemmeno un assembramento?). Noto che nessuno di loro, in divisa o in borghese, è riconoscibile attraverso un cartellino con il nome o una sigla di riferimento. Sono un dipendente pubblico e ci hanno fatto una testa così sul fatto che dobbiamo essere riconoscibili, soprattutto quando facciamo servizio al pubblico, e tutti abbiamo un cartellino che dobbiamo esporre. Ma qui sembra che le regole non valgano. Continuo a difendere i miei diritti e a spiegare al personale dell’hub che quella situazione l’hanno creata loro e che tocca a loro sbrogliare la matassa. In risposta mi sento dare del rompicoglioni, perché solo io mi lamento (gli altri si accalcano e spingono, io e mia moglie ci teniamo ben distanti dalla folla) mentre gli altri subiscono in silenzio. E poi minacciano di chiamare la forza pubblica e restano disorientati quando rispondo loro che ho già provveduto io e che aspetto con ansia che arrivi. Siamo arrivati alle otto meno un quarto e la situazione non si sblocca. Nel frattempo io incalzo il “borghese” e gli chiedo se pensa sia normale quell’assembramento. Iniziano a entrare in confusione gli operatori, entrano ed escono dall’hub e vedo che sono decine e decine (ma allora perché fuori c’era da solo lo “sgarbato” mi chiedo e chiedo? Non sanno rispondermi). Insomma, tutti loro mi danno ragione sul fatto che la situazione creata non sia normale ma non sanno come uscirne. Escono i quattro non prenotati (marito, moglie e due figli grandi) di cui ho parlato prima. Chiamo gli addetti alla protezione civile e chiedo di spiegarmi perché loro si sono vaccinati tutti e noi siamo fuori ad aspettare. Fanno spallucce. Eravamo venuti in punta di piedi a fare un tentativo, disponibili a tornare indietro se non ci fossero state dosi che avanzavano, ma di fronte a quel marasma, ingestito e ingestibile, decidiamo che non ci muoveremo da lì se almeno mia moglie non riuscirà a vaccinarsi. A quel punto mi arrabbio, richiamo le forze dell’ordine e, al loro diniego ad intervenire (sempre per mancanza di mezzi, specificano) mi piazzo lì e dico agli operatori dell’hub che non mi muoverò da lì se non vaccinano anche noi che abbiamo fatto la fila mentre hanno vaccinato quelli che sono entrati di “straforo”. Il culmine è quando iniziano la litania che loro sono lì dalle sette di mattina, che dovrei stare al loro posto e allora capirei. Cascano male, io al loro posto ci sono stato, ho fatto servizio al pubblico e quindi spiego loro che sono stato formato e la prima cosa che mi hanno insegnato è che quando si fa servizio all’utenza la prima regola è farsi carico dei problemi dei cittadini e non invocare problemi di competenza. La risposta del “borghese” è tranchant: “Non se ne parla nemmeno, non funziona così”. Alla fine, non riuscendo a risolvere alcunché, ricorrono a uno stratagemma: dichiarano che vaccineranno tutti quelli che sono in fila, fanno entrare circa una trentina di persone (quelle che si sono assembrate dall’inizio) e poi chiudono le porte. Noi che abbiamo tentato di seguire le regole – siamo più di una ventina – e ci siamo distanziati rischiamo di essere cornuti e mazziati. Inizio di nuovo a lamentarmi ma loro sono irremovibili. Entro nell’hub e dichiaro che di lì me ne vado con la forza pubblica e solo a quel punto, mentre tutti gli altri sono andati via scornati, si “trova” la mezza fiala per vaccinare mia moglie e fanno entrare anche lei. Dovrei essere contento e invece, da cittadino, sono ancora più incazzato perché non esiste che con la quantità di persone impiegate nell’hub si sia dovuti arrivare a quel punto per essere vaccinati, mentre sono entrate decine di persone senza prenotazione prima e gli assembrati poi. Lo dico a brutto muso che se quella è l’organizzazione è solo un metodo per incentivare “i furbi” e aumentare l’iniquità sociale. Loro mi guardano sbigottiti e mi chiedono, in mezzo dialetto: “Mò a tua moglie l’abbiamo vaccinata, che altro vi cercann’?”. Insomma, l’idea che un cittadino non sia lì per cercare un privilegio e che di fronte a una situazione di ordinaria follia si ribelli, e si arrabbi anche se alla fine riesce ad esercitare i propri diritti è proprio fuori dai loro orizzonti mentali. Vaccinano mia moglie e la buttano fuori senza nemmeno il canonico (e obbligatorio) quarto d’ora di osservazione sul posto. L’ultima violazione delle regole che si è consumata oggi. Inutile fare campagne per la vaccinazione se poi la gestione è di questo genere…"

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