PESCARA - Ecco un’opera che si pone come un serio momento di riflessione sul tema della separazione tra la carriera del pubblico ministero e quella del giudice attraverso una serie di ragionamenti brevi anche in vista del prossimo Referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Considerazioni, queste, che rifuggono la forma degli slogan e quella del testimonial che dice a tutti come votare, ma che, invece, invitano il lettore ad avvicinarsi al voto maturando una propria, reale consapevolezza.
Questo, in sintesi, è il contenuto del volume La separazione delle carriere dei magistrati. Riflessioni in vista del referendum che il magistrato Gennaro Varone, pubblico ministero nel Tribunale di Pescara, pubblica in questi giorni con la casa editrice Il Viandante nella collana di saggistica “Ponti letterari” e che sarà presentato mercoledì 18 febbraio, alle ore 18, alla Fondazione La Rocca, in via Paolucci 71, a Pescara e in cui l’autore dialogherà con l’editore Arturo Bernava.
In 91 pagine, il magistrato spiega che si tratta di un Vademecum che «raccoglie, lasciando integra la spontaneità degli scritti, una serie di articoli che ho pubblicato sulle mie pagine Facebook, dal momento in cui ho deciso di interessarmi a un tema, cruciale per la vita democratica del Paese, quale il Referendum sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. L’intenzione è quella di offrire difesa contro le manipolazioni dell’opinione pubblica; è invitare il lettore ad avvicinarsi al voto referendario scegliendo di acquisire consapevolezza della reale posta in gioco».
Gennaro Varone vuole «spiegare alcuni concetti, così da superare gli slogan che leggo: certamente suggestivi, eppure ingannevoli per chi non è professionalmente preparato …».
Il magistrato cerca così di rispondere ad alcune domande che lui stesso pone: il pubblico ministero è imparziale, pur essendo, alla pari dell’avvocato difensore dell’imputato, una parte del processo penale? La separazione tra la carriera del pubblico ministero e quella del giudice farà perdere al pubblico ministero la “cultura della giurisdizione”?
Secondo Gennaro Varone, «non è vero che la separazione delle carriere porrà il pubblico ministero sotto il controllo del potere politico» e ne spiega le ragioni, arrivando alla conclusione che la Riforma Costituzionale auspicata dai promotori del SÌ sia un atto di civiltà giuridica.
Ecco alcuni capitoli del Vademecum: Separazione delle carriere; Indipendenza, riforma e garanzie; La carriera del magistrato, I pro e i contro della carriera unica, Csm, Il sorteggio, Che cosa disse Giovanni Falcone? E Paolo Borsellino? Rischio per l’indipendenza della magistratura? Lo scassinamento della democrazia rappresentativa.
Gennaro Varone, classe 1964, magistrato dal 7 giugno 1989, è attualmente pubblico ministero nel Tribunale di Pescara. Lì ha svolto le medesime funzioni negli anni 2002-2017. È stato pubblico ministero nel Tribunale di Roma negli anni 2017-2024, con incarico nel pool dei reati contro la pubblica amministrazione e, prima ancora, ha esercitato nelle giurisdizioni di Mantova (come pubblico ministero presso la Pretura) e Campobasso; in quest'ultima, dapprima nella Direzione Distrettuale Antimafia (anni 1993/1998) e, quindi, con funzioni di giudice civile e penale.
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