PESCARA - C’è voluto un pomeriggio romano, sotto una pioggia battente, per bagnare una vittoria che l’Italia aspettava senza troppa fiducia, ma con quella testardaggine che spesso supplisce al talento.
Lo Stadio Olimpico ha risposto presente come raramente accade: 68.245 spettatori hanno assistito all’apertura del Sei Nazioni 2026, un match con la storia alle spalle e la posta in palio della Cuttitta Cup. Il pubblico, rumoroso e attento, ha testimoniato un’Italia che conferma il trend positivo degli ultimi anni.
La squadra del Ct Quesada è partita subito senza timori. Nei primi quindici minuti sono arrivate due mete, prima con Louis Lynagh e poi con Tommaso Menoncello, segnale che, quando vuole, questo gruppo sa sorprendere. Garbisi ha trasformato una meta e segnato due punizioni, punti “silenziosi” che mantengono la partita in equilibrio e lasciano respirare.
Il successo richiama alla memoria quello di due anni fa a Roma, con analogie notevoli: anche allora gli Azzurri erano riusciti a contenere una Scozia forte e determinata. Questa volta, però, l’Italia è rimasta davanti dall’inizio alla fine, allungando il vantaggio con i piazzati di Garbisi e difendendo con ordine fino all’ultimo minuto. La mischia ha fatto la differenza: ordinata e dominante, con Simone Ferrari premiato come migliore in campo.
La Scozia ha tentato la rimonta con una meta a dodici minuti dalla fine, ma l’Italia non ha tremato. Ha resistito con nervi saldi e testa lucida e, alla fine, la pioggia ha lavato via solo la fatica, non il risultato.
Non è stata una vittoria ampia, né destinata agli annali, ma è stata vera, conquistata con determinazione e testardaggine. A volte, basta questo per far parlare di rugby anche in una città dove il calcio fa sempre più rumore. |