CEPAGATTI - Venerdì 21 aprile, alle ore 17, si terrà il convegno dal titolo "L'uomo e il lupo: una coesistenza possibile?", nella Sala Consiliare. Si tratta di un dialogo tra scienza, cultura e territorio per esplorare le sfide e le opportunità della convivenza tra uomo e lupo. Un incontro dedicato alla conoscenza, al rispetto della biodiversità e alla memoria letteraria di un illustre figlio di Pianella. L'incontro è a ingresso libero e, dopo gli interventi dei relatori, chiunque tra il pubblico potrà fare domande o dire la propria opinione.
Interverranno, tra gli altri, Giovanni Todaro, giornalista naturalista, autore di testi sul lupo, con ricerche sul campo a livello internazionale e già ideatore e direttore del Museo internazionale del Bracconaggio e delle Trappole, allestito nel castello di Bardi (PR) in collaborazione con l'allora Corpo Forestale dello Stato-Ufficio Cites (oggi Carabinieri Forestali), Guardia di Finanza e associazioni venatorie e ambientaliste/animaliste. Ovviamente il fine era la divulgazione contro il bracconaggio, in Italia e nel mondo. Nel suo intervento "Disinformazione e fake news", Todaro tratterà la situazione del lupo in Italia e in particolare le informazioni false o incomplete divulgate alla pubblica opinione, incluse quelle del mondo ambientalista, animalista e di parte del mondo scientifico.
Altro intervento sarà quello del prof. Michele Corti, già docente di Zootecnia di montagna all'Università degli Studi di Milano e attualmente presidente dell'Associazione Nazionale per la Tutela dell'Ambiente e della Vita Rurali. Nel suo intervento "Il lupo deve essere controllato. Servono nuove regole", Corti spiegherà come l'imminente declassamento del lupo rischi di restare solo sulla carta. E che serve l'assunzione di responsabilità delle regioni, senza più alibi, con la netta revisione dei protocolli dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA, branca scientifica del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica), ovvero di "regole d'ingaggio" che, così come sono, impediscono di contenere i danni prodotti dai lupi e di prevenire i rischi per l'incolumità pubblica.
L'Italia è lo stato europeo con il più alto numero di lupi, avendo superato di molto persino la Romania e la Spagna. L'ormai datato monitoraggio nazionale di ISPRA del 2021 ne stimò in Italia mediamente 3.307, poi riconteggiati a 3.600, ma detto monitoraggio, eseguito solo in una parte dell'effettivo areale del lupo in Italia (e quindi in difetto), è stato l'unico, mentre per esempio in Germania, che ne conta in totale solo 1.600 esemplari, avviene ogni anno ed è molto preciso. Secondo il famoso esperto, sul campo, di lupi, il prof. Marco Apollonio dell'Università di Sassari, i lupi in Italia oggi sarebbero "almeno oltre 6.000" pur partendo solo dai dati del 2021. Il territorio italiano montuoso, collinare e planiziale ne è ormai saturo, tanto che i lupi in dispersione o addirittura stanziali sono visibili di giorno fin sulle spiagge e centri urbani, addirittura dentro città come Roma e Milano. Naturalmente i lupi devono esistere, come le altre specie animali, e svolgere liberi il loro importante ruolo naturale, ma devono ormai essere gestiti, superando posizioni animaliste anacronistiche e antiscientifiche.
Addirittura – ed è un dato scientifico – la più alta densità di lupi al mondo, 14,7 esemplari per 100 km², è stata riscontrata in un'area tra la provincia di Verona e quella di Vicenza, mentre la seconda più alta, 10 lupi per 100 km², è nell'Appennino parmense e piacentino. In Abruzzo sono stimati almeno 300 esemplari, ossia lo stesso numero della Svizzera, che però è grande quasi quattro volte più dell'Abruzzo. In Europa, stati come Francia, Svizzera, Germania, Finlandia e tanti altri abbattono ogni anno centinaia di lupi – per tenerne basso il numero, pur infinitesimale rispetto alla situazione italiana – utilizzando le stesse deroghe adottate da decenni dall'Italia, ma non applicate (solo in due casi in Trentino), dell'art.16 della Direttiva Habitat. Quindi le deroghe per l'abbattimento almeno dei lupi confidenti/pericolosi o che provochino eccessivi danni al bestiame, pur protetto con cani e altro, esistono da ben prima del prossimo declassamento della specie in Italia. Circa 20.000 allevatori in questi ultimi anni in Italia hanno dovuto cessare l'attività anche o direttamente a causa dei lupi. Gatti e cani vengono ormai comunemente predati persino dentro i cortili delle case nei centri urbani e addirittura cani al guinzaglio come accaduto per esempio a Palombaro, in Abruzzo.
Il territorio italiano ha tuttora enormi aree boscose e selvagge, la superficie forestale è aumentata negli ultimi decenni di ben 75.000 ettari l'anno, arrivando a coprire più di 11,4 milioni di ettari, ossia oltre il 38% del territorio nazionale (Germania 32,8%, Francia 32,1%, Gran Bretagna 13,1%. La media UE è 33%). Non manca quindi l'habitat per i lupi, che però sono ormai semplicemente troppi. Un'associazione ambientalista in uno studio recente ipotizza che ogni anno in Italia tra 200 e 500 lupi muoiano a causa dell'uomo, ma in realtà la stragrande parte dei lupi vengono investiti. Però si omette di dire che ogni anno nascano migliaia di lupi, che si aggiungono in parte a quelli già presenti.
Giusta la valutazione dell'importanza delle specie selvatiche, che però vale per tutte e non solo per quelle iconiche, e altrettanto basilare è la protezione delle legittime attività umane come l'allevamento, pastorizia inclusa. I mezzi di dissuasione come le pallottole di gomma lasciano il tempo che trovano, sia per la limitatissima gittata di questi fucili, poche decine di metri, sia per la difficoltà di individuare e colpire quei particolari esemplari. Visto che tale dissuasione deve avvenire in prossimità del bestiame, bisognerebbe fare stazionare lì il personale addetto e abilitato ogni 24 ore, con più turni. Si intendono assumere quindi molte migliaia di forestali? L'idea di catturarli e liberarli altrove è anacronistica, poiché con la saturazione esistente verrebbero uccisi dai lupi già presenti lì. Neppure è ipotizzabile catturare i lupi problematici e detenerli in centri appositi, a meno che non si vogliano fare immense strutture con fondi pubblici e a beneficio di determinati settori e persone, che per studi, iniziative e progetti vari dal 1971 a oggi hanno ottenuto l'equivalente di oltre 60 milioni di euro.
Da non sottovalutare assolutamente la basilare tutela della pubblica incolumità – il cui responsabile penalmente e civilmente è il sindaco – che con questi numeri in aumento si fa sempre più grave. Il 24 luglio scorso ISPRA ha comunicato ufficialmente: "Sono state ben 100 le situazioni in cui è stato interpellato l'Istituto negli anni 2017-2024, di cui 61 solo nel biennio 2022-2023. Nell'arco temporale 2017-2024, sette sono stati gli individui di lupo che hanno manifestato un atteggiamento aggressivo nei confronti dell'uomo, realizzando 19 aggressioni, tra cui gli 11 attacchi di una singola lupa registrati a Vasto nell'estate del 2023. A questi eventi si aggiunge il recente caso di Agnone, in Provincia di Isernia, avvenuto lo scorso 10 giugno. Numerosi sono stati inoltre i casi di lupi che hanno cominciato a frequentare assiduamente i contesti abitati dall'uomo, in alcuni casi predando cani e gatti randagi o padronali, a volte anche custoditi all'interno di aree recintate".
Da notare che le Regioni, incluso l'Abruzzo, non hanno disposto l'obbligo per gli ospedali di fare il tampone del Dna ai feriti al fine di risalire al lupo responsabile, e pertanto senza Dna molti casi non vengono conteggiati. A Vasto, con un lupo che perpetrò attacchi continui alle persone per ben dodici mesi, tali analisi infine furono svolti solo dopo parecchi casi. Ma si fanno solo lì.
La maggioranza di questi attacchi, da parte di lupi puri, non socializzati e non provocati che hanno causato feriti e cure ospedaliere – di cui due tentativi di predazione con bambini feriti addirittura di giorno in spiaggia a Vasto –, ha riguardato proprio l'Abruzzo, ma in nessun caso la Regione ha chiesto l'abbattimento del lupo responsabile in base al suo Dna, pur individuato, benché previsto dalla Direttiva Habitat. Gli ultimi attacchi mortali conosciuti a persone da parte di lupi in Abruzzo risalgono al 1916-24 a Roccaraso, Palena, Rivisondoli e Cittaducale (allora facente parte dell'Abruzzo). Anche quando ISPRA ha concesso per il 2025, per i casi previsti, anche l'abbattimento di 5-9 lupi (su un massimo di 163 per tutta l'Italia), la Regione Abruzzo non ha mai richiesto tale autorizzazione.
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